
Una comunità in cammino, tra devozione popolare e la necessità di una fede sempre più autentica. Ieri, 23 settembre, la parrocchia «Madonna della Salute» di Amendolara Marina ha onorato San Pio da Pietrelcina con una giornata di intensa partecipazione. Le celebrazioni hanno visto i fedeli snodarsi in processione lungo le vie della zona sud del paese; un momento di preghiera corale a cui ha preso parte, in rappresentanza delle istituzioni, anche il sindaco Maria Rita Acciardi.
Al rientro del simulacro in parrocchia, il culmine della festa: la solenne Santa Messa presieduta dal parroco don Nicola Mobilio e concelebrata da don Franco Gimigliano e don Nicola Vilotta. Ma più che le esteriorità della festa, a segnare la serata è stata la forte e profonda omelia di don Nicola, che ha voluto scuotere le coscienze dei presenti, allontanando il rischio di una religiosità di facciata.
«Se tornassero in mezzo a noi San Pio, San Francesco o la Vergine Maria, cosa farebbero?», ha esordito il parroco. «Prenderebbero una bella corda e inizierebbero a buttare tutto all’aria, come fece Gesù nel tempio». Un’immagine forte, usata da don Nicola per mettere in guardia la comunità dall’ipocrisia e dal rischio di ridurre la festa a un «fatto puramente sociologico» o a «una sceneggiata per le strade».
Celebrare un Santo, ha ricordato il sacerdote, ha senso solo se gli permettiamo di «lasciare il segno» nelle nostre coscienze. «Altrimenti, usciti dalla porta della chiesa, ci diciamo: e ora che mi ha insegnato San Pio? Se le sue virtù non intaccano la nostra vita, abbiamo solo perso tempo».
Il parroco ha poi restituito ai fedeli l’immagine più autentica del Frate con le stimmate, allontanandola dalla sterile caccia al prodigio. «San Pio non è diventato santo dietro le chiacchiere sui miracoli, ma perché ha offerto la sua vita lì dove stava ogni giorno: nel confessionale, perdendo tempo ad ascoltare le anime, e sull’altare dove si celebra l’Eucaristia».
Da qui, il paterno ma severo monito alla comunità: amare davvero San Pio significa tornare a frequentare la Messa ogni domenica e riscoprire il sacramento della Confessione. «Mi auguro che tutta questa gente ci sia anche domenica, altrimenti siamo ipocriti: festeggiamo il Santo, ma poi non facciamo quello che lui vorrebbe da noi».
La severità del richiamo alla coerenza si è sciolta, prima della benedizione finale, in un messaggio di grandissima dolcezza. Riprendendo la parola, don Nicola ha ricordato come l’amore di Dio sia simile a quello materno, un amore incondizionato che non viene mai meno, a prescindere dalle nostre risposte.
«Il mio augurio – ha concluso il parroco – è che possiate sentirvi amati da Dio. Che questa sera possiate sperimentare un fuoco che si accende dentro e che vi fa dire: ‘Dio mi ama davvero, lo sento dentro di me’. Questa è l’esperienza perfetta della fede».
Al termine della solenne liturgia e dell’intenso momento di preghiera, la serata è proseguita all’insegna dell’aggregazione e della gioia comunitaria. I fedeli e la cittadinanza si sono infatti spostati nella vicina Piazza Madonna della Salute, dove hanno preso il via i tradizionali festeggiamenti civili, suggellando così, in un clima di serena fraternità, una giornata ricca di devozione e di grazia.
Nunzio Bartolini
Responsabile comunicazione – Parrocchia Madonna della Salute
