Carissimi fratelli e sorelle,

la solennità di Tutti i Santi interrompe il ciclo domenicale del Tempo Ordinario. Non perché i santi siano più importanti della domenica, ma perché la loro testimonianza rappresenta la conferma di ciò che ogni domenica celebriamo: la Pasqua del Signore.

La Domenica, come ci siamo spesso ricordati, è la Pasqua della settimana. A Pasqua abbiamo celebrato Cristo che ha vinto la morte, annunciando che la vita è possibile per tutti e che la risurrezione del nostro corpo, alla fine dei tempi, non è qualcosa di fantasioso o puramente ideale, ma una realtà concreta, perché Gesù stesso l’ha vissuta nella sua carne.

Anche Maria, con la sua Assunzione, ci ha ricordato che questa promessa riguarda le creature: il 15 agosto abbiamo celebrato la Vergine già in cielo, con l’anima e con il corpo, partecipe della Pasqua di Gesù.

E allora, che cosa c’entrano i santi in tutto questo? A differenza di Gesù e di Maria, i santi sono uomini e donne che hanno vissuto la loro esistenza terrena e che già partecipano alla Pasqua del Signore, vivendo nell’eternità di Dio. Attendono, alla fine dei tempi, la risurrezione del proprio corpo.

Celebrare la festa di Tutti i Santi significa, dunque, celebrare uomini e donne normali, non esseri straordinari o figure lontane dalla nostra esperienza, ma persone che hanno vissuto la loro vita nella fede e che già partecipano alla Pasqua del Signore: quella stessa Pasqua che noi celebriamo ogni domenica.

Il Vangelo di oggi ci consegna il discorso delle Beatitudini, attraverso il quale Gesù ci ricorda che essere santi significa essere felici davvero. La parola «beato», infatti, richiama una felicità profonda, una condizione di pienezza. Gesù ne trasforma il significato e ne cambia il destinatario: non più una prerogativa delle divinità, ma una possibilità offerta all’uomo. Il vero beato è colui che vive secondo la logica del Vangelo.

La festa di oggi ci parla di un Dio che ci vuole tutti felici. Ma attenzione: la felicità che il Signore ci propone non è quella del mondo. La felicità secondo la mentalità umana si cerca spesso nel successo, nel potere, nella ricchezza, nella forza e nel dominio sugli altri. È una felicità che può durare un istante, un giorno, una settimana o un mese, ma che prima o poi rischia di crollare, perché legata a realtà passeggere.

La beatitudine, invece, è qualcosa di profondamente diverso: è la certezza che, anche nei giorni bui e difficili della vita, siamo custoditi nel cuore, nella mente e nell’anima stessa di Dio. Questa è la differenza tra la festa di oggi e le felicità che spesso rincorriamo.

Quante volte le nostre gioie dipendono da ciò che possediamo, da un successo raggiunto o da qualcosa che desideriamo. Ma appena arriva qualcosa di nuovo, qualcosa che ci sembra migliore, quella felicità svanisce e ricominciamo a cercare altro. Leghiamo così la nostra serenità a realtà fugaci, che passano e con le quali rischia di passare anche il nostro senso di stabilità.

Chi si fida di Dio, invece, può attraversare terremoti, tempeste e difficoltà spirituali, ma rimane custodito da Lui.

Ed è proprio qui che si trova la bellezza delle Beatitudini. Non si è beati perché si è forti, perché si domina sugli altri o perché si riesce a imporre la propria volontà. Non si è beati quando si vive nel rancore, nell’odio o nella pretesa di dimostrare continuamente di essere più forti degli altri.

Gesù ci propone una strada diversa: è beato il povero che si affida a Dio, chi ha fame e sete della giustizia, chi è misericordioso e sa perdonare, chi opera per la pace e chi, anche quando viene perseguitato, continua ad affidare tutto al Signore.

Sono categorie che sembrano contraddire il nostro modo umano di intendere la felicità. Per chi non vive secondo la logica cristiana, considerare beato il misericordioso o l’operatore di pace può persino sembrare un segno di debolezza. Eppure, il Vangelo è controcorrente, il Vangelo è rivoluzionario.

Se per il mondo i beati sono coloro che combattono per dimostrare chi è più forte, per Cristo il vero beato è chi sa essere umile, chi sa fare un passo indietro, chi sa mettere da parte il proprio orgoglio e desidera che l’altro possa vivere nella pace.

Questa è la vera beatitudine: una rivoluzione del nostro modo di intendere la felicità.

Non è felice chi si sente superiore agli altri, chi prende in giro un compagno o chi vuole dimostrare di essere sempre il migliore. È felice, invece, chi si impegna a voler bene, a costruire la pace e a perdonare, anche quando qualcuno ci ha fatto un torto o ci ha ferito. È questo lo stile di vita che il Signore ci consegna attraverso le Beatitudini.

La solennità di Tutti i Santi diventa allora un invito rivolto a ciascuno di noi. La santità non è una vocazione riservata a pochi, ma una strada aperta a tutti. Non riguarda soltanto coloro che veneriamo sugli altari, ma ogni uomo e ogni donna che sceglie di vivere quotidianamente secondo lo stile del Vangelo.

Non fondiamo la nostra felicità sulle realtà umane, perché tutto ciò che è umano passa. «Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno». Fondiamo, piuttosto, la nostra beatitudine in Dio e in ciò che Lui ci propone. Attraverseremo anche situazioni negative, momenti difficili e veri e propri terremoti spirituali, ma potremo affrontarli con la certezza che, quando Dio è dalla nostra parte, nulla potrà separarci dal suo amore.

Essere santi significa vivere ogni giorno secondo lo stile delle Beatitudini. È questo il cammino che siamo chiamati a percorrere, nella certezza che a chi sceglie questa strada appartiene il Regno dei Cieli.

Auguri e buon cammino di santità!

Amen.

don Nicola Mobilio
Vostro Parroco

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