30 Ottobre 2026 San Marciano, vescovo




Carissimi fratelli e sorelle,

a distanza di alcuni giorni dalla Visita Pastorale vissuta nella vostra comunità il 17 e 18 ottobre, desidero raggiungervi con una parola di gratitudine e di affetto. Porto ancora nel cuore la bellezza dell’accoglienza che mi avete riservato, la gioia dei bambini, la vivacità dei giovani, la disponibilità degli adulti, la cura delle celebrazioni e la testimonianza silenziosa di quanti, nella malattia e nella fragilità, continuano a vivere con fede la propria esistenza. Ho incontrato una comunità viva, nella quale sono presenti molti doni e si avverte il desiderio sincero di non limitarsi a custodire ciò che si è ricevuto, ma di cercare strade nuove per annunciare il Vangelo. È questo, del resto, il significato più profondo della Visita Pastorale: riconoscere insieme ciò che il Signore sta già operando e discernere, nella comunione ecclesiale, i passi che lo Spirito ci chiede di compiere.

Desidero ringraziare il vostro parroco, don Nicola Mobilio, per la dedizione con la quale accompagna la comunità e per l’impegno profuso nella formazione, nella liturgia e nella pastorale educativa. Ringrazio don Francesco R. Gimigliano, che collabora al servizio pastorale, e gli altri sacerdoti che in modo occasionale condividono la vostra vita ecclesiale. La mia gratitudine raggiunge i membri del Consiglio pastorale parrocchiale e del Consiglio per gli Affari Economici, i catechisti, gli educatori, i volontari della Caritas, i ministri straordinari della Comunione, i lettori, i cori, i ministranti e tutti coloro che mettono generosamente a disposizione tempo e capacità.

Un pensiero riconoscente rivolgo anche alla sindaca Maria Rita Acciardi, ai rappresentanti dell’Amministrazione comunale e a tutto il Consiglio Comunale. La Chiesa e le istituzioni civili hanno responsabilità differenti, ma condividono la sollecitudine per la dignità delle persone e per il futuro del territorio. Le difficoltà del mondo agricolo, aggravate dalla siccità, le condizioni dei lavoratori e le prospettive dei giovani ci ricordano che la fede cristiana non può essere estranea alle questioni della giustizia, della solidarietà e del bene comune.

Ho scelto di porre all’inizio di questa lettera le parole che il Signore Risorto rivolge a Maria Maddalena: «Va’ dai miei fratelli e di’ loro…». È il Vangelo sul quale abbiamo meditato insieme durante la lectio divina all’inizio della Visita. Maria Maddalena si reca al sepolcro portando nel cuore il dolore per la morte del Maestro. Cerca, piange, interroga, senza riuscire inizialmente a riconoscere Colui che le sta davanti. Tutto cambia quando Gesù la chiama per nome. In quella voce ella riconosce il Signore vivente e ritrova la speranza.
Mi colpisce sempre la delicatezza di questo incontro. Il Risorto raggiunge Maria nel luogo del suo dolore, la chiama personalmente e le restituisce la gioia di sentirsi conosciuta e amata. Ma non le permette di trattenere per sé quell’esperienza: la invia ai fratelli perché diventi annunciatrice della Risurrezione.

È questa la prospettiva che desidero affidare alla vostra comunità. La fede nasce dall’incontro personale con Gesù Cristo, ma diventa autentica quando ci apre agli altri. Una parrocchia non può custodire il Vangelo come un bene riservato a chi già frequenta la chiesa. Deve lasciarsi inviare verso le famiglie, i giovani, le persone sole, coloro che soffrono e quanti, per ragioni diverse, si sono allontanati dalla vita ecclesiale.
La vostra storia custodisce una bella testimonianza di questa capacità di generare comunità. La devozione alla Madonna della Salute, legata anche all’antica cappella della contrada Lista, ha accompagnato la crescita di Amendolara Marina. L’erezione canonica della parrocchia, il 1° marzo 1967, e la successiva costruzione della chiesa sono il frutto della fede e della generosità di tante famiglie.
Desidero fare memoria grata dei sacerdoti che hanno accompagnato questo cammino, da don Antonio Propati e don Francesco Di Chiara, primo parroco, a don Antonio Sacco, don Saverio Viola, don Diego Talarico, don Vincenzo Santalucia e don Nicola Arcuri, insieme a quanti hanno prestato il loro servizio nei diversi periodi.
Ricordo in particolare don Saverio Viola, durante il cui ministero furono realizzati importanti interventi di ampliamento degli spazi ecclesiali. La dedicazione della chiesa e dell’altare, celebrata l’8 dicembre 2000, rimane una tappa significativa di questa storia.
Fare memoria non significa coltivare nostalgia, ma riconoscere che la comunità di oggi vive anche del bene seminato da chi l’ha preceduta. A voi spetta ora il compito di consegnare alle nuove generazioni una fede viva, capace di parlare al loro cuore e di accompagnare le loro domande.

Ho trovato una chiesa curata e dignitosa, nella quale l’altare, l’ambone, il fonte battesimale e la cappella del Santissimo Sacramento richiamano la centralità della Parola e dell’Eucaristia. Anche la devozione alla Madonna della Salute, particolarmente sentita nelle celebrazioni dell’11 e 12 agosto, costituisce un patrimonio spirituale prezioso. Vi incoraggio a custodirlo, ricordando che Maria non trattiene i credenti presso di sé, ma li conduce sempre a Gesù e ci educa a prenderci cura dei fratelli.

Tra i momenti della Visita che ricordo con particolare gioia vi è l’incontro con i bambini e i ragazzi dell’oratorio e dell’Azione Cattolica Ragazzi. Mi ha colpito sapere che l’oratorio sia nato da un’intuizione dei giovani della parrocchia, desiderosi di offrire ai più piccoli un ambiente nel quale incontrarsi, giocare, crescere e vivere relazioni positive. Ho apprezzato il collegamento delle attività con il Vangelo della domenica e l’inaugurazione della biblioteca parrocchiale, che rappresenta un’ulteriore opportunità educativa. Vi incoraggio a custodire e sviluppare questa esperienza, rendendola sempre più aperta alle famiglie e a quanti non frequentano abitualmente la parrocchia. L’oratorio non è semplicemente un luogo nel quale trascorrere il tempo libero, ma è un metodo educativo, uno spazio nel quale imparare a stare insieme, riconoscere i propri talenti e scoprire che la fede può illuminare la vita quotidiana.

Ho incontrato con gioia anche i preadolescenti, i giovanissimi di Azione Cattolica e il gruppo giovani, che dal 2018 ha maturato una significativa esperienza di amicizia, formazione e servizio. Ho ascoltato le vostre domande sulla sofferenza, sui dubbi della fede, sulla vocazione e sulle difficoltà della vita. Sono interrogativi che meritano attenzione e che non possono essere liquidati con risposte frettolose. Ai giovani desidero dire che la Chiesa ha bisogno della loro libertà, della loro creatività e della loro capacità di interrogare il presente. Agli adulti e agli educatori chiedo di offrire loro ascolto, fiducia e responsabilità concrete. Una comunità cristiana cresce quando i giovani non sono considerati soltanto destinatari di iniziative, ma diventano protagonisti della sua vita.

Ho apprezzato anche l’esperienza delle «Donne in cammino», che offre alle mamme e ad altre donne della comunità uno spazio di incontro, di preghiera e di condivisione. Mi ha richiamato le figure evangeliche di Marta e Maria, nelle quali riconosciamo due dimensioni inseparabili della vita cristiana: l’ascolto del Signore e il servizio ai fratelli. Vi incoraggio a proseguire, mantenendo il gruppo aperto a nuove persone, soprattutto a quelle che vivono situazioni di solitudine o di difficoltà.

Un pensiero di gratitudine rivolgo anche al gruppo della Divina Misericordia. La preghiera che coltivate è una ricchezza per la comunità, a condizione che si traduca sempre più in relazioni misericordiose, nella capacità di perdonare e nell’attenzione verso chi soffre. La misericordia ricevuta dal Signore domanda di diventare misericordia donata.

Proprio in questa prospettiva porto nel cuore l’incontro con gli ammalati che ho potuto visitare nelle loro case. La malattia, l’età avanzata e la solitudine possono restringere gli spazi della vita quotidiana, ma non diminuiscono la dignità della persona né il suo posto nella comunità cristiana.
Vi invito a continuare a curare con particolare attenzione la visita agli ammalati, il loro accompagnamento spirituale e la possibilità di ricevere frequentemente l’Eucaristia. Una parrocchia che celebra con gioia il Giorno del Signore deve sentire spiritualmente presenti anche coloro che non possono partecipare all’assemblea domenicale. La loro preghiera e l’offerta delle loro sofferenze, unite a quelle di Cristo, costituiscono un autentico sostegno spirituale per tutta la comunità.

Tra gli aspetti sui quali desidero richiamare maggiormente la vostra attenzione vi è il cammino di Iniziazione Cristiana.
Ho ascoltato con interesse la relazione dei catechisti e ho riconosciuto il lavoro significativo che state svolgendo attraverso un percorso ispirato al metodo dell’Azione Cattolica Ragazzi e orientato secondo una prospettiva catecumenale. Ringrazio gli undici catechisti e i tre educatori impegnati nell’accompagnamento dei ragazzi e nella pastorale giovanile. Ho apprezzato anche la cura riservata alla loro formazione e alla programmazione condivisa con il parroco.
Vi incoraggio a proseguire con convinzione in questa direzione, compiendo il passaggio che la nostra Chiesa diocesana sta chiedendo a tutte le comunità. L’Iniziazione Cristiana non può ridursi a una successione di incontri settimanali finalizzati alla celebrazione dei sacramenti. Il nostro compito è accompagnare bambini, ragazzi e famiglie a diventare discepoli di Gesù Cristo, inseriti progressivamente nella vita della Chiesa.
So bene che il coinvolgimento dei genitori non è semplice e che ogni cambiamento suscita interrogativi e qualche resistenza. Ma non possiamo permettere che sia la paura a determinare le nostre scelte pastorali. Se la trasmissione della fede non può più essere data per scontata, dobbiamo avere il coraggio di rinnovare anche i nostri percorsi educativi.
Vi invito pertanto a consolidare un itinerario di ispirazione catecumenale, nel quale trovino spazio il primo annuncio, l’ascolto della Parola, la preghiera, la fraternità e il servizio, senza tornare alla semplice logica dell’ora di catechismo settimanale. La domenica, con la celebrazione dell’Eucaristia, deve costituire il cuore del cammino, perché i ragazzi possano sperimentare che la fede non è una materia da studiare, ma una vita da condividere.
In questo percorso i genitori devono diventare, secondo le loro possibilità, protagonisti dell’esperienza di fede. Sarà importante continuare a investire nella formazione dei catechisti, valorizzando le opportunità offerte dalla Diocesi, compresa la scuola teologica prevista a partire dal prossimo anno pastorale, e promuovendo occasioni di confronto con le parrocchie vicine.

Un’altra consegna che desidero affidarvi riguarda la necessità di spostare progressivamente il baricentro della pastorale verso il territorio e le famiglie. Durante l’incontro con il Consiglio Pastorale vi ho chiesto come possiamo raggiungere le persone che non partecipano abitualmente alla vita parrocchiale. Non possiamo rispondere a questa domanda limitandoci a invitarle a venire in chiesa. Occorre che sia la comunità a muoversi verso di loro, raggiungendole nelle case e nei luoghi della vita quotidiana.
Avete già maturato una bella esperienza di centri di ascolto della Parola nelle famiglie e nei quartieri, soprattutto durante i tempi forti dell’anno liturgico e nel mese di maggio. Vi invito a non disperdere questo patrimonio, ma a renderlo più stabile e capillare.
Vi propongo di suddividere il territorio parrocchiale in tre o quattro zone pastorali, individuando per ciascuna alcuni laici disponibili e adeguatamente formati, capaci di animare incontri di ascolto del Vangelo nelle case. Da queste esperienze potranno nascere progressivamente anche gruppi di famiglie stabili, nei quali la condivisione della Parola si intrecci con quella della vita.
Ho incontrato con piacere il gruppo famiglie già presente nella vostra comunità e vi incoraggio a consolidarlo, lavorando per la costituzione di altri gruppi. La famiglia non deve essere considerata soltanto destinataria delle iniziative pastorali, ma soggetto attivo dell’evangelizzazione.
Anche la scuola di preghiera che avete previsto, ispirata alla conversazione spirituale e ai testi della liturgia domenicale, potrà aiutare gli operatori pastorali a maturare uno stile di ascolto reciproco e di discernimento comunitario.

Durante gli incontri con il Consiglio Pastorale e con i diversi gruppi ho riconosciuto un clima positivo di corresponsabilità, una buona e bella armonia tra i servizi e una significativa capacità di progettazione. È una ricchezza che desidero sottolineare, perché la corresponsabilità non nasce semplicemente dalla distribuzione di incarichi, ma dalla consapevolezza che tutti partecipiamo, secondo i nostri doni, all’unica missione della Chiesa.
Il Consiglio Pastorale deve continuare a essere un autentico luogo di discernimento, nel quale non ci si limiti a organizzare le attività, ma ci si interroghi sulle esigenze del territorio e sulle persone che la comunità fatica ancora a raggiungere.
Proprio a partire da questa vostra positiva esperienza di corresponsabilità, desidero affidarvi una consegna che considero particolarmente importante per il futuro ecclesiale di Amendolara.

Vi invito a costruire una comunione pastorale sempre più autentica e stabile con la Parrocchia di Santa Margherita Vergine e Martire, nella parte alta del paese.
Amendolara Marina e Amendolara Paese possiedono storie, tradizioni e sensibilità differenti, che devono essere rispettate e valorizzate. Ma appartengono a un’unica comunità civile e sono chiamate a rendere visibile la comunione dell’unica Chiesa. Le difficoltà delle famiglie, le domande dei giovani, la trasmissione della fede, le nuove povertà e le prospettive del territorio non possono essere affrontate immaginando le due parrocchie come realtà autosufficienti.
Desidero rivolgermi, in modo particolare, a don Nicola Mobilio e a don Vincenzo Santalucia, chiedendo loro di promuovere con convinzione questo cammino e di aiutare le rispettive comunità a superare ogni possibile distanza, diffidenza o forma di campanilismo.
Non penso soltanto a qualche celebrazione comune o a una collaborazione occasionale. Penso alla necessità di imparare a leggere insieme la realtà, individuare insieme le priorità e progettare insieme la pastorale di Amendolara.

Sarebbe bello che i due Consigli Pastorali cominciassero a incontrarsi periodicamente e che i catechisti, gli educatori e gli operatori della carità potessero condividere esperienze, difficoltà e proposte. L’Iniziazione Cristiana, la formazione, la pastorale giovanile e familiare e l’attenzione alle persone fragili sono ambiti nei quali questa collaborazione potrebbe produrre frutti significativi. La vostra comunità può offrire molto, grazie all’esperienza dell’oratorio, dei gruppi giovanili, della formazione e della corresponsabilità pastorale. Ma ha anche molto da ricevere dalla storia, dalle tradizioni e dalle risorse spirituali della comunità di Santa Margherita. La comunione non impoverisce le identità: le rende più feconde, perché insegna a riconoscere i doni dell’altro come una ricchezza per tutti.

Vi chiedo di considerare questa prospettiva non come un semplice suggerimento organizzativo, ma come una vera esigenza ecclesiale e missionaria. In un tempo nel quale le nostre comunità devono affrontare trasformazioni profonde, procedere separatamente rischia di disperdere energie e di rendere meno incisiva la testimonianza cristiana. Camminare insieme, invece, può restituire slancio all’annuncio del Vangelo e offrire alla popolazione un segno concreto di fraternità.

Ho apprezzato anche il servizio della Caritas parrocchiale, che accompagna persone e famiglie in difficoltà attraverso l’ascolto e il sostegno concreto. Ringrazio gli operatori e li incoraggio a continuare, ricordando che la carità cristiana non può essere separata dalla giustizia. Aiutare chi è nel bisogno è necessario, ma dobbiamo anche interrogarci sulle cause che generano povertà ed esclusione, cercando un dialogo costruttivo con le istituzioni e con i servizi sociali.

La collaborazione con le associazioni del territorio rappresenta un’ulteriore risorsa. La comunità cristiana deve saper riconoscere il bene ovunque esso venga compiuto, contribuendo a costruire una cultura della solidarietà e della responsabilità.

Desidero ricordare con gratitudine anche l’incontro con la redazione del periodico parrocchiale «Vita oggi». In un tempo nel quale la comunicazione rischia spesso di diventare superficiale o divisiva, un’esperienza come questa può contribuire a educare al confronto, al rispetto e a una lettura responsabile della realtà. Vi incoraggio a custodirla, prestando sempre attenzione alla verità delle parole e alla qualità dell’informazione.

Un ringraziamento rivolgo infine a quanti si dedicano alla preparazione delle celebrazioni liturgiche. La cura del canto, della proclamazione della Parola e dei diversi ministeri deve aiutare l’assemblea a partecipare in modo consapevole e fruttuoso. La liturgia non è uno spettacolo da organizzare, ma l’azione di Cristo e della Chiesa nella quale il popolo di Dio viene convocato, nutrito e inviato.
Nella celebrazione eucaristica conclusiva della Visita ho espresso la mia gioia per quanto avevo incontrato nella vostra parrocchia, riconoscendo in particolare la gioia, la corresponsabilità e l’armonia dei carismi come tratti significativi della vostra esperienza comunitaria.
Desidero che continuiate a custodire questi doni, senza considerarli risultati definitivamente acquisiti. La comunione richiede sempre la disponibilità ad ascoltare, a superare le incomprensioni e a riconoscere che nessuno possiede da solo tutte le risposte.
La sfida che vi attende non consiste nel moltiplicare le iniziative, ma nel rendere sempre più evangelica la vostra presenza nel territorio. La vivacità dei gruppi, la cura della formazione, l’impegno educativo e la bellezza delle celebrazioni devono diventare una forza che vi spinge a incontrare chi è lontano, a condividere la Parola nelle case e a far sentire ogni persona parte di una comunità che accoglie.

Torno, per questo, all’immagine evangelica di Maria Maddalena. Dopo aver incontrato il Risorto, ella non rimane accanto al sepolcro, ma si mette in cammino verso i fratelli. La gioia ricevuta diventa annuncio.
Vorrei che anche la vostra comunità continuasse a compiere questo passaggio, senza perdere la profondità della preghiera e la bellezza della vita fraterna, ma aprendosi con maggiore coraggio alla missione.

In questo cammino vi accompagni la Madonna della Salute, alla quale la vostra parrocchia è affidata. Maria è la donna dell’ascolto e della disponibilità. Accoglie la Parola, si mette in viaggio per raggiungere Elisabetta, accompagna il Figlio e rimane fedele anche nell’ora della croce. La sua maternità ci ricorda che la salute più profonda della persona comprende anche la qualità delle relazioni, la speranza e la possibilità di vivere riconciliati con Dio e con i fratelli. Una comunità che porta il nome della Madonna della Salute è chiamata a diventare sempre più un luogo nel quale chi soffre nel corpo o nello spirito possa trovare accoglienza, consolazione e vicinanza.

Carissimi, vi affido queste riflessioni con l’affetto di un padre che ha riconosciuto nella vostra comunità tanti segni della presenza del Signore e desidera accompagnarvi nel cammino futuro.
Continuate a sostenere il vostro parroco, don Nicola, condividendo con lui la responsabilità e la fatica della missione. Custodite la gioia che ho incontrato nei vostri volti, la disponibilità al servizio e quella capacità di corresponsabilità che rappresenta una delle vostre ricchezze più belle. E abbiate il coraggio di allargare questa comunione alla comunità di Santa Margherita, perché le due parrocchie possano diventare sempre più, nella vita di Amendolara, un segno credibile dell’unità della Chiesa.
Non dimenticate mai che la sorgente di tutto rimane l’incontro personale con Gesù Cristo. È Lui che ci chiama per nome, ci raduna attorno alla sua mensa e ci invia ai fratelli.
Maria Maddalena, dopo aver incontrato il Risorto, annuncia ai discepoli: «Ho visto il Signore!» (Gv 20,18). Vorrei che anche la vostra vita comunitaria potesse diventare, attraverso la gioia delle relazioni, la cura dei piccoli, l’attenzione agli ammalati, la solidarietà verso i poveri e la fiducia accordata ai giovani, un annuncio credibile della stessa esperienza.

Affido alla Madonna della Salute don Nicola, don Franco e i sacerdoti che occasionalmente collaborano, i membri degli organismi parrocchiali, i catechisti, gli educatori, i bambini, i ragazzi, i giovani, le famiglie, gli anziani, gli ammalati e quanti attraversano momenti di particolare difficoltà.

Vi porto tutti nel mio cuore orante e pensante, ringraziando il Signore per ciò che ho ricevuto nei giorni trascorsi con voi e chiedendogli di rendere sempre più fecondo il vostro cammino.

Con affetto di padre e di fratello, di cuore vi benedico.

✠ Francesco Savino

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