1 Novembre 2026 San Cesario, martire



Carissimi fratelli e sorelle,

Gesù, attraverso uno scontro verbale con i farisei e i dottori della Legge, cerca di farci comprendere alcune realtà importanti per la fede d’Israele, ma fondamentali anche per noi oggi.

Domenica scorsa, parlando del rapporto tra la società civile e quella religiosa, Gesù ricordava: «Rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio», ribaltando la prospettiva iniziale e ricordandoci che il primato appartiene a Dio.

Il Vangelo di oggi ci conduce al comandamento fondamentale, quello che sta alla base di tutti gli altri. Tra i 613 precetti che Israele osservava, Gesù è chiamato a indicare quello più importante. Gli israeliti pensavano che fare la volontà di Dio significasse osservare meticolosamente tutti i precetti della Legge, oltre ai Dieci Comandamenti. Era quasi una questione di ansia da prestazione: le persone più religiose cercavano di rispettarli tutti scrupolosamente, con il rischio di ridurre la fede a un insieme di norme da osservare.

Gesù, invece, riporta tutto all’essenziale: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente». Questo è il comandamento più grande e il fondamento di tutto. Ma Gesù non si ferma qui: aggiunge un secondo comandamento, simile al primo, «Amerai il tuo prossimo come te stesso». In queste parole si trova il cuore del messaggio evangelico.

I comandamenti e il cuore non possono essere separati. I comandamenti ci indicano come vivere, ma se nelle nostre azioni non mettiamo l’amore rischiano di diventare contenitori vuoti, privi di significato. Per comprendere davvero la volontà di Dio non basta conoscere le regole: occorre viverle con un cuore disposto a donarsi. Nella mentalità biblica, infatti, il cuore non è semplicemente la sede del romanticismo o delle emozioni. È il centro della persona, il luogo delle decisioni, dove l’uomo sceglie di donarsi a Dio e agli altri. È nel cuore che la fede diventa una scelta concreta e si traduce in gesti di amore.

Gesù compie una grande rivoluzione mettendo insieme due dimensioni che non possono essere separate: l’amore per Dio e l’amore per il prossimo. È facile amare Dio in chiesa, nella preghiera e nell’adorazione. La vera sfida comincia quando questo amore è chiamato a diventare concreto nella vita quotidiana.

Ma chi è il nostro prossimo? Per Israele, il prossimo era soprattutto colui che apparteneva alla propria famiglia, al proprio clan o alla propria tribù. Anche noi, spesso, rischiamo di limitare l’amore alle persone che sentiamo vicine, a chi appartiene alla nostra cerchia di amici o alla nostra comunità.

Gesù, invece, ci invita ad andare oltre i confini che noi uomini abbiamo costruito. Il prossimo non è soltanto chi ci somiglia, chi ci è amico o chi ci vuole bene. È anche colui che ci mette in difficoltà, la persona che facciamo fatica ad accettare, chi ci ha ferito o con cui abbiamo avuto un litigio. Il Vangelo arriva persino a chiederci di amare i nostri nemici.

È proprio qui che la nostra fede viene messa alla prova. Essere cristiani, venire in chiesa e partecipare alle celebrazioni acquista senso se l’amore che professiamo verso Dio diventa amore concreto verso gli altri. Non possiamo dire di amare Dio se poi rifiutiamo il fratello, se alimentiamo rancori o se ci chiudiamo davanti a chi ha bisogno di comprensione e accoglienza.

Dobbiamo allora verificare continuamente il nostro modo di amare. Non basta voler bene alle persone della nostra famiglia o a quelle con cui condividiamo un legame speciale. Siamo chiamati ad amare anche chi ci è antipatico, chi non la pensa come noi e chi ci costa fatica accogliere.

Altrimenti, la nostra rischia di diventare una religiosità soltanto formale, vuota e senza senso: una pratica esteriore che non trasforma la vita e non ci rende capaci di riconoscere il volto di Cristo nel prossimo.

L’augurio è quello di rispettare i comandamenti e di volerci bene, ma soprattutto di vivere ogni cosa con il cuore, cioè con amore. Nella vita dobbiamo imparare a essere anche dei cardiologi spirituali, capaci di prenderci cura del nostro cuore, perché senza amore diventa faticoso persino osservare i comandamenti.

Buon cammino e buona sequela dietro Gesù. Non dimentichiamo mai che ciò che fa davvero la differenza è il nostro cuore: è lì che Dio parla, è lì che ci invita a donarci, ad amare e ad accogliere chi mette sul nostro cammino.

Amen.

don Nicola Mobilio
Vostro Parroco

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